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Nakasendō
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La mwkqNakasendōmwkg (中山道? letteralmente: strada centrale di montagna) era una delle mwkwcinque strade principalimwla (五街道?, Gokaidō) del mwlqGiappone che partivano dalla sede dello mwlgshōgun, mwlwEdo, nel mwmaperiodo Tokugawa tra il 1600 e il 1868. Collegava Edo, l'odierna mwmqTokyo, con la capitale e sede imperiale mwmgKyoto attraverso il sistema montuoso centrale delle mwmwAlpi giapponesi. Era un'alternativa alla mwnaTōkaidō, un'altra delle cinque strade principali, che invece collegava Edo e Kyoto lungo la costa orientale sull'mwnqOceano Pacifico. Buona parte della Nakasendō si trovava lungo la valle del fiume mwngKiso, sovrastata dai mwnwMonti Kiso, ed era chiamata anche mwoaKisokaidōmwoq (木曾街道? letteralmente: strada di Kiso).cite-ref-cortazzi-1-0[1]

Contents

Note

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Strade precedenti

Verso l'inizio del mwqqVII secolo, in una parte dell'area in cui sarebbe stata costruita la Nakasendō fu sviluppato un collegamento tra la regione del Kinai, l'odierno mwqgKansai, dove si succedettero le varie capitali del Giappone del mwqwperiodo Asuka (550-700), con la regione montuosa nord-orientale di mwraTōsandō, che divenne parte del sistema mwrqmwrggokishichidō (letteralmente: cinque province e sette strade/circuiti), comprendente le unità amministrative istituite in quel periodo e in vigore fino al mwrwperiodo Muromachi (1336-1573).

Nel mwsqperiodo Sengoku, le cui lunghe guerre civili sconvolsero il Giappone tra il XV e il XVII secolo, la regione di Tōsandō era controllata dai clan dei mwsgTakeda nella mwswprovincia di Kai, degli mwtaOgasawara nella mwtqprovincia di Shinano, dei mwtgKanamori nella mwtwprovincia di Hida e degli mwuaOda nella mwuqprovincia di Mino. Fu costruito un sistema di strade per collegare la regione di Tōsandō e la mwugregione di Tōkai, permettendo anche il collegamento tra le truppe dei Takeda e degli Oda. Su questo sistema di strade si sarebbe basato lo sviluppo del sistema autostradale moderno dell'isola di mwuwHonshū.

Con l'instaurazione dello mwvqshogunato Tokugawa, che pose fine alle guerre civili e riunificò il Paese sotto la propria dittatura, nei primi anni del mwvgSeicento, vi furono grandi cambiamenti nella società giapponese. Uno di questi fu la ristrutturazione del sistema stradale con l'istituzione delle cinque strade del mwvwGokaidō che si diramavano da Edo per gli spostamenti ufficiali dello mwwashōgun, del suo apparato militare e amministrativo e dei mwwqmwwgdaimyō. In questo modo i Tokugawa, che si insediarono a Edo in quegli anni, poterono esercitare un maggiore controllo sui subalterni.

Il sistema di controllo più rigido era il mwxasankin kōtaimwxq (参勤交代? letteralmente: presenza alternata), che a partire dal 1635 obbligava ogni mwxgdaimyō a costruire una casa mwxw(yashiki) a Edo e ad abitarvi ad anni alterni, mentre i suoi familiari dovevano abitare stabilmente nella capitale; in tal modo lo shōgun si garantiva la fedeltà del daimyō. La legge richiedeva inoltre che nel viaggio dai propri possedimenti fino a Edo ciascun mwyadaimyō portasse con sé tutti i propri subalterni. Le spese del viaggio e della permanenza a Edo incidevano pesantemente sulle finanze dei mwyqdaimyō, che avevano quindi maggiori difficoltà a finanziare un'eventuale rivolta. Lungo le cinque strade del mwygGokaidō si formavano quindi lunghe processioni di gente che vi trovava vitto e alloggio.cite-ref-cortazzi-1-1[1]

Descrizione

Tra le strade che furono adeguate e incluse nella Nakasendō vi fu la Kisoji, che attraversava undici villaggi e cittadine lungo la valle del fiume Kiso. In precedenza era chiamata mwaqSandōmwag (山道? letteralmente: strada di montagna) ed era parte della mwawTōsandō. La ristrutturata strada che univa Edo e Kyoto fu ribattezzata Nakasendō ed era scritta nei documenti sia con i mwbakanji 中山道 che 中仙道, fu solo a partire dal 1716 che la grafia ufficiale divenne 中山道. Partendo da Edo, la strada attraversava le antiche province di mwbqMusashi, mwbgKōzuke, mwbwShinano, mwcaMino e mwcqŌmi prima di arrivare a Kyoto,cite-ref-2[2] nei territori delle odierne prefetture di mwdgSaitama, mwdwGunma, mweaNagano, mweqGifu e mwegShiga.

Lo sviluppo totale era di 136 mwfari, circa 534 chilometri, 40 più della Tōkaidō, e si snodava in prevalenza su un terreno montuoso attraversando cinque importanti mwfqpassi e moltissime colline. Buona parte del percorso si trovava ad un'altitudine superiore agli 800 metri, con abbondanti nevicate in inverno, grande caldo in estate e molta umidità nei periodi piovosi autunnali. Nel tratto montano l'unica cittadina che aveva altre strade oltre alla via principale era mwfgKiso Fukushima.cite-ref-cortazzi-1-2[1] Lungo il percorso vi erano 69 villaggi chiamati mwgwjuku o mwhashuku in cui si trovavano strutture ricettive che fornivano vitto e alloggio, mwhqstazioni di posta e in alcuni di questi vi era anche una dogana (mwhgsekisho), dove gli ufficiali incaricati dallo shōgun ispezionavano che non venissero portate armi a Edo o che non venissero portati fuori i parenti dei mwhwdaimyō. Come le altre cinque strade Gokaidō, questi ufficiali facevano capo a due ufficiali di grado superiore (mwiakaido bugyo), dei quali uno era il capo-ispettore (mwiqo-metsuke). Gli alloggi più lussuosi (mwighonjin) erano riservati ai mwiwdaimyō.cite-ref-cortazzi-1-3[1]

La strada era pavimentata con grosse pietre che non consentivano il passaggio di mezzi con ruote, veniva quindi percorsa a piedi, a cavallo o su una mwkqlettiga (mwkgkago). La manutenzione era affidata agli abitanti dei villaggi, per i quali il passaggio dei viandanti era fonte di guadagno. Oltre ai mwkwdaimyō e ai mercanti, molti erano i pellegrini che transitavano sulla Nakasendō e le loro principali mete erano il sacro mwlamonte Ontakemwlq (御嶽山?, Ontake-san) e il mwlgtempio buddhista Zenkō-ji di mwmaNagano. In alcuni casi la strada era un sentiero stretto di montagna che dava su un precipizio; era inoltre soggetta a frane e ad allagamenti che distruggevano i ponti. I ponti provvisori erano delle semplici passerelle composte da qualche asse gettato su torrenti impetuosi.cite-ref-cortazzi-1-4[1] Molti preferivano comunque viaggiare sulla Nakasendō perché rispetto alla mwnqTōkaidō aveva meno fiumi da attraversare.cite-ref-3[3]

Nell'arte

La strada, i paesaggi, i villaggi e le persone che la percorsero sono stati immortalati dal pittore giapponese mwpaUtagawa Hiroshige nella serie di stampe in stile mwpqmwpgukiyo-e mwpwmwqaSessantanove stazioni lungo il Kisokaidō del 1842.cite-ref-4[4] A partire dal 1870 entrarono in commercio in Giappone i mwrqrisciò trainati a manomwrg (人力車?, jinrikisha), che nel giro di un paio d'anni rimpiazzarono le lettighe e divennero il mezzo di trasporto più diffuso nel Paese, soprattutto perché questo era più economico del trasporto a cavallo.cite-ref-5[5] La Nakasendō fu adeguata a questo nuovo mezzo e viaggi in risciò lungo la strada sono riportati nei resoconti di letterati, diplomatici e mercanti occidentali di fine Ottocento, che descrissero le bellezze e le difficoltà incontrate lungo il percorso.cite-ref-cortazzi-1-5[1]

Nakasendō odierna

Con la fine dello shogunato, la mwuqrestaurazione Meiji e il conseguente inizio della modernizzazione del Giappone, nella seconda metà del XIX secolo la Nakasendō divenne inadeguata ad accogliere i mezzi su ruote e venne progressivamente e profondamente ristrutturata; alcuni tratti tortuosi sono diventati stradine secondarie e sostituiti da moderne arterie stradali e ferroviarie complete di tunnel sotto le montagne e larghi ponti. Strade statali, autostrade e ferrovie passano lontane dai centri dei villaggi, molti dei quali sono diventati moderne cittadine che conservano solo alcuni degli edifici storici della Nakasendō, ormai quasi totalmente asfaltata.

Alcuni villaggi nella valle del mwuwKiso hanno invece mantenuto le caratteristiche del passato e anche se parte della vecchia strada è stata asfaltata, conservano il fascino e l'ambiente tipico dei villaggi medievali. Tra questi vi sono Narai-juku, Tsumago-juku e Magome-juku, oggi assorbiti rispettivamente dalle municipalità di mwvwNagiso, mwwaShiojiri e mwwqNakatsugawa. Questi villaggi sono lontani dai centri cittadini ed immersi nella natura circostante; le loro architetture in legno vengono ricostruite nello stesso stile di quelle originali e richiamano un gran numero di turisti.cite-ref-cortazzi-1-6[1] In particolare, Tsumago-juku e Magome-juku distano circa 8 chilometri e sia la strada che li collega che gli edifici ai suoi lati sono stati rifatti come gli originali, circondati da una fitta foresta e bellezze naturali.

Note

cite-note-cortazzi-11. mw2a(mw2qmw2gEN) Hugh Cortazzi, mw2wmw3aCollected Writings of Sir Hugh Cortazzi, vol. 2, Taylor & Francis, 2000, pp.mw3q 237-249, mw3gISBNmw3w 4-931444-29-6.
cite-note-22. mw5a(mw5qmw5gJA) mw5wmw6aNakasendou Jouhou, su mw6qgnl.cplaza.ne.jp. mw6gURL consultato il 28 agosto 2017 mw6w(archiviato dall'mw7aurl originale il 9 dicembre 2007).
cite-note-33. mw8a(mw8qmw8gEN) mw8wmw9aJapan Atlas: Nakasendo, su mw9qweb-japan.org. mw9gURL consultato il 28 agosto 2018.
cite-note-44. mw-g(mw-wmw-aEN) Sarah Elizabeth Thompson, mw-qUtagawa Kuniyoshi: The Sixty-nine Stations of the Kisokaidō, mw-gMuseum of Fine Arts (Boston), 2009, mw-wISBNmwaqa 076494889X.
cite-note-55. mwaqu(mwaqymwaqcEN) Edward Seidensticker, mwaqgTokyo from Edo to Showa, Tuttle Classics, 2010, p.mwaqk 59.

Bibliografia

• mwaq0(EN) Constantine Nomikos Vaporis, Breaking Barriers: Travel and the State in Early Modern Japan, Harvard Univ Asia Center, 1994, ISBN 0-674-08107-2.

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